Perché Tom non voleva parlarne?
Questa domanda non trovò risposta per quasi tutta la durata delle riprese, portandomi ad uno stato di confusione mentale da DEFCON 2, ma che io percepivo come DEFCON 1. Imminente scesa in guerra contro qualcuno che non pensava minimamente di essere in pericolo.
E ogni mattina, quando la sveglia suonava, io avevo paura di vestirmi e di iniziare la giornata: mi sentivo pesante nella testa, offuscato e senza equilibrio, incapace di controllarmi e pieno di brutti pensieri.
Ho messo del lassativo nel suo cibo, più volte; ho detto che durante le riprese di Insonnia d'Amore lui insultava Meg dopo ogni stop; ho detto che il figlio Colin era lo spacciatore d'erba di tutta la troupe; ho detto che la moglie Rita lo tradiva da anni con il suo migliore amico.
Ho pensato veramente a brutte cose, ma non ero proprio in me.


Io che ho corso così tanto, come se fossi nato proprio per quello, per correre contro al tempo senza preoccuparmi di niente e di nessuno. Ero quello che viveva veramente il presente, semplicemente perché avevo deciso di farlo e basta.
Io non ero quella persona, poi il cinema e quella occasione da non perdere.
Dopo l'uscita di Forrest Gump la mia fama è schizzata alla stelle, ringrazio tutti per questo, mi hanno scelto tra tanti, hanno creduto in me, Robert su tutti.
Altri film vennero subito dopo, ma anche articoli sulle riviste e pubblicità, con il mondo intero che voleva avermi.
Poi caddi.
Parlo di dipendenza dallo schermo e dalla fame di attenzione mediatica.
Parlo di notti buie con le luci accese.
Parlo di follia e di episodi di cui è meglio non raccontare nulla.
Qui, adesso, è il momento di rivelare cos'è successo tra me e Tom.
Abbiamo iniziato ad avere problemi quando Tom doveva correre più spesso del solito, senza tante pause e molte volte sotto il sole, su un duro asfalto. Forse non ci eravamo capiti, forse non avevo letto bene il contratto, ma io cominciavo ad avere ogni giorno una nausea che diventava sempre più forte.
Ogni sera dopo le riprese gli manifestavo il mio disagio, ma lui era troppo stressato per ascoltarmi. Diceva: «Domani ne parliamo, lo giuro!», ma quel domani non arrivava mai e io non facevo altro che peggiorare.
Prendevo antidolorifici e antinfiammatori senza una regola e, quando non li avevo, bevevo talmente tanto da addormentarmi davanti al Late Show, sprofondando in un incubo maleodorante e molliccio, scomparendo nelle paludi e affondando come Artax.
Iniziavo a sentire una forte puzza che mi faceva svegliare, una puzza che non esisteva in quel momento, ma che io sentivo entrare prepotentemente dal naso, passare per il cervello e finire poi in gola e nello stomaco, dentro ogni parte di me.
Il mio lavoro cominciava a risentirne, non ero concentrato sulla scena e pensavo solo a lamentarmi, a muovermi senza avvertire Tom e questo lo faceva irritare un sacco.
River Phoenix, uno dei più tosti di quel periodo, moriva al Viper Room, mentre io mi recavo nell'albergo del mio collega per chiudere la faccenda.
Ero incazzato e sapevo che, se non mi avesse ascoltato, la mia reazione sarebbe stata un'esplosione a L.A.
Bussai alla porta della stanza 142 e aspettai.
«Ciao, che ci fai qui? Entra, dai!» disse sorridente e felice di vedermi.
Mi spiazzò, lo ammetto, ma ero deciso ad arrivare in fondo.
«Io sto impazzendo, insomma, devi fare qualcosa Tom!»
Non aveva idea di che cosa stessi parlando.
«Dimmi tutto amico, siediti! Che c'è? Parla!»
Il suo fare rilassato e totalmente estraneo ai fatti mi faceva incazzare ancora di più.
Gli diedi un calcio nello stinco destro che lo fece cadere affianco al divano.
Mi guardò stranito chiedendomi il perché di quel gesto.
«I tuoi piedi puzzano tantissimo, Tom! Puzzano di straccio bagnato; di gorgonzola; di peti di una persona non sana; di pesce avariato; di alito di un anziano fumatore; di soffritto; dell'East Village di notte, quando i ristoranti lasciano fuori l'immondizia; di cacca di un bambino.»
Ridendo si alzò in piedi.
«Ma cosa ridi!»
Ero fuori di me.
«La lista è lunghissima e posso continuare. Io sto lavorando male, odio farlo ed è tutta colpa tua.»
«Continua ti prego sto morendo, tutto questo è SUPERBELLO!» disse appoggiandosi dove trovava e con una mano nella pancia.
«Puzzano di lettiera del gatto al mattino; di uno scarico della doccia che ha bisogno di essere pulito, prima che sia troppo tardi; di cibo masticato, sputato e lasciato sul tavolo; di umido in un'auto lasciata fuori la notte con il finestrino aperto; di decomposizione, sì tipo di un povero gabbiano in decomposizione sulla spiaggia.»
Quando smise di ridere disse: «Scusami amico, potevi dirmelo prima, no?»
Volevo scagliarlo fuori dalla finestra e fargli fare la fine di Tony Rocky Horror, ma contai fino a dieci.
«Non avevi mai tempo, Tom! Ogni volta che venivo da te quello che sapevi fare era solo posticipare.»
«Vero. Sappi che mi dispiace, ma sai com'è Robert, pretende tanto da noi e alla sera sono così stanco che molte volte mi lavo il viso e crollo, rimango nudo ma col calzino. Forse ormai là dentro l'odore è compromesso ed è l'unica spiegazione. I piedi me li lavo credimi. Mi dispiace tanto.»
Non sapevo che fare, volevo solo scappare.
«Non temere Cortez, domani comprerò le migliori solette antiodore in circolazione. Parola di lupetto.»