Il crowdfunding nasce come ricerca e concessione di fondi da parte di alcuni investitori, che si fanno promotori di un progetto, attraverso Internet, il canale utilizzato. I campi del crowdfunding spaziano dalle imprese sociali e umanitarie al giornalismo, dai beni culturali fino all’imprenditoria e alla ricerca scientifica: i promotori sono un pubblico indistinto (letteralmente “crowd” in inglese significa “folla”) e si impegnano economicamente, culturalmente e socialmente a contribuire con somme di denaro per sostenere un progetto.
Si pensa che questo modello fosse già utilizzato nel Settecento dalla comunità irlandese: in particolare, lo scrittore Jonathan Swift è considerato il padre del microcredito da quando creò degli istituti collettivi per combattere la povertà del popolo irlandese.

Ci sono varie tipologie di investimento: il reward based prevede una ricompensa per l’investitore, una volta che il progetto avrà preso forma. Un esempio può essere un artigiano, che per far nascere il suo progetto ha bisogno di denaro. Una volta che la sua attività avrà preso piede, l’investitore potrà per esempio ricevere in cambio delle forniture gratuite. Questo è sicuramente il modello più utilizzato. Il secondo viene definito donation based ed è maggiormente utilizzato da organizzazioni no profit e imprese sociali: qua l’interesse dell’investitore sta nel partecipare ad una giusta causa. I modelli lending based ed equity based si basano invece su microprestiti ad imprese o persone da parte di investitori privati, che verranno ricompensati attraverso il pagamento degli interessi sul prestito. In questi casi gli investitori non sono dei donatori, ma dei veri e propri azionisti. 


Sul web ci sono tantissime piattaforme (Eppela, The Funding Spirit, We Realize, MusicRaiser, SportSupporter... sono solo alcuni esempi) a sostegno di questi modelli di donazione: lo scopo è raggruppare i progetti e l’interesse degli investitori per facilitare la raccolta di capitale. Ogni piattaforma deve essere conforme alle leggi e avere all’interno delle norme che regolino le donazioni. Ad oggi in Italia si contano circa 70 piattaforme attive e si stima che nel 2017 si sia concluso un giro d’affari da 133 milioni di euro, con più di 15 mila progetti finanziati. 

Crowdfunding e cinema

Anche se si sente molto parlare di crowdfunding per quanto riguarda le imprese, start up in particolare, un altro grande campo è il cinema, che negli ultimi anni ha subito un incremento di progetti finanziati tramite modelli di crowdfunding. La tendenza generale è di non investire molto sui nuovi talenti: per questo motivo in pochi anni è stata data una scossa a tutti quei settori creativi, spesso purtroppo con poche vie d’entrata, proprio come il cinema. 

Il crowdfunding nel mondo del cinema ha un duplice scopo: creare awareness intorno al nuovo film e scoprire in anticipo come reagisce il pubblico davanti all’idea. Infatti, quando un regista decide di utilizzare una piattaforma di crowdfunding per promuovere e produrre il suo film, dovrà creare un breve video o del testo con delle immagini per spiegare come si svolgeranno le vicende, dichiarare il budget che dovrà raggiungere e in caso se sono presenti degli investitori che riceveranno qualcosa in cambio, una volta che il progetto avrà preso forma. Infine dovrà stabilire un lasso di tempo, nel quale il pubblico potrà decidere se investire o meno, al termine del quale ci saranno due possibili risultati: successo, se sarà stato in grado di convincere il pubblico e raggiungere la somma di budget richiesta, allora il film partirà; oppure fallimento, in caso questo non avvenga e non verrà addebitato alcun importo. 

Non sempre i registi si rivolgono a queste piattaforme per produrre l’intero film; a volte può succedere che serva solo per concludere la pellicola. È il caso di Sean Fine, con il film Inocente del 2012: l’Academy of Motion Picture Arts ha tra l’altro premiato questo film con il primo premio Oscar nella storia dei film finanziati tramite crowdfunding, nella categoria dei cortometraggi Best Documentary. Sono stati raccolti più di 52 mila dollari da un totale di 294 sostenitori, tra giugno e luglio 2012, attraverso la piattaforma Kickstarter.
Un altro caso di successo è Rwanda, un film che è arrivato fino al Festival di Venezia: nel 2015 Marco Cortesi e Mara Moschini hanno lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, riuscendo a raccogliere quasi 30 mila euro con il sostegno di 668 donatori da tutta Italia. Un grande successo in quanto il budget obiettivo era di 20 mila euro.
Il Cinemino di Milano è un’altra tipologia di campagna di crowdfunding nel campo del cinema: con il supporto di 543 donatori ed un budget di 50 mila euro, ha preso vita il progetto di aprire un cine-circolo da settantacinque posti in zona Porta Romana gestito da un'associazione culturale e un bar in pieno stile milanese.

Insomma, una campagna di crowdfunding, se ben formulata e sviluppata nel tempo, può portare a degli ottimi risultati. Portare avanti la comunicazione con uno storytelling continuo sui social network, può far crescere l’interesse del pubblico e dare più possibilità al progetto di prender piede. Il crowdfunding può essere il punto di svolta per tutti i giovani talenti che non possono permettersi a loro spese di investire in un progetto: con poco si può fare tanto perché non esiste forza maggiore della collettività unita per una giusta causa.