Nella notte, sola, guardando fuori dalla finestra in cerca di qualcosa in movimento, aspettando il mattino e sperando che la prossima notte non fosse ancora insonne.
Dentro di sé disse: «Quando finirà?!»

1997, Los Angeles

«Infilati qualcosa ed esci!»
«Non ne ho voglia, sono uno straccio!»
«Muoviti, ti aspetto al solito posto!»



Non vedeva la sua amica da molto tempo e sapeva di averne bisogno, perché solo con lei si era sempre sentita se stessa: poteva parlare o tacere senza sentirsi in dovere di fare o non fare. Una libertà.
All'appuntamento Gwyneth non c'era, era in ritardo e Winona decise di aspettarla fuori, fumarsi una sigaretta e pensare un po'.
Se la si osservava da lontano, era facile scambiarla per un ragazzino: piccola di statura, magra magra e con i capelli corti. Indossava occhiali scuri che le coprivano il viso, Levi's 501 chiari e Converse All Star nere, con la t-shirt di quella band che adorava e che spariva e riappariva, un po' dentro e un po' fuori dai pantaloni, lasciando intravedere la scritta in grassetto «Made of Stone».
Aveva sempre avuto stile.
Aspettava la sua amica e mentre aspettava si perdeva in un vuoto, che il suo sguardo raccontava molto bene. Non era in quella strada e non stava aspettando nessuno, perché lei era chissà dove, in una lunga attesa sospesa che terminava con un fulmine, forse con un click del tempo che laggiù si stava per esaurire, dove la ripresa arrivava subito dopo, con il viso che riprendeva vita, vivo senza se e senza ma.
Gwyneth le comparì davanti e lei sorrise, l'abbracciò e le disse “ciao” all'orecchio.
Poi slegò l'abbraccio, studiò l'amica dalla testa ai piedi e le disse: «Vogliamo smetterla di vestirci solo da maschio?»
Winona le fece lo stesso screening, poi una smorfia.
«Entriamo, ho sete!» disse Winona, prendendo l'amica per mano.
Una volta dentro al locale un cameriere le accolse, per poi accompagnarle ad un tavolo dove potevano stare tranquille senza occhi addosso. Erano sempre due star di Hollywood.
«Ti piace ancora il Bloody Mary?» chiese Gwyneth.
«Sì, ma voglio una birra. Ho sete!»
«Ok, ma voglio anche delle patatine, oggi me ne frego, siamo io e te.»
«Io non le voglio, sono piene di sale» replicò Winona.
«Non potrai prenderne neanche una, sappilo!»
«Chi le vuole?!»
Le loro vite scappavano via come quelle di chiunque altro, ma sapevano che essere famosi era anche una grande fregatura: una vita normale era quello a cui pensavano ogni giorno e ogni notte, convinte che una relazione vera le avrebbe sempre salvate.
Ma sotto le luci della ribalta, le relazioni non vanno mai da nessuna parte e molte volte si finisce soli e strambi, o peggio in un vortice di balzi da un partner ad un altro.
Con Brad era tutto finito e Gwyneth era andata avanti.
«Devi conoscere Ben: ti piacerebbe, scrive un sacco ed è pieno di idee per dei film. Vorrebbe passare dietro la macchina da presa un giorno» disse Gwyneth su di giri.
«Bene, sono felice per te e lo sai.»
«E poi c'è Matt, è single, devi uscire con noi!»
«Non ne ho voglia adesso.»
«Non starai mica pensando ancora a lui?»
«No, sono solo stanca.»
«Devi fare attività fisica tutte le mattine e tu non lo fai. Lo sai che...»
«Sono stanca perché non dormo.»
«Ecco, attività fisica tutti i giorni, ma mai dopo le 21:00. Mettiti sotto e poi ringraziami. Se vuoi ti do il numero del mio personal trainer.»
Winona per un attimo sorrise nel vedere l'amica così felice di dispensare consigli: era tenera con lei e questa cosa l'aveva sempre fatta star bene. Questa volta era diverso, bevve un sorso di birra e rispose: «C'è qualcosa che non va, non lo so, un sogno che...»
Un attimo, poi si mise una mano sulla testa e riprese: «Mi sento sottosopra e tu non puoi capire, come potresti?!»
L'amica si fece seria.
«Posso provarci, ma devi raccontarmi tutto.»
«Non so se è il caso, Gwyneth, cosa vuoi che cambi? È un sogno e prima o poi se ne andrà.»
«Dimmi quando è iniziato.»
«La prima volta?»
«Sì.»
«Avevo nove anni.»
«Cazzo Winona e me lo dici solo ora?»
Gwyneth non era arrabbiata, ma che altro poteva dire, insomma, tutti quegli anni legata ad un sogno che non voleva dissolversi.
«Poi per tantissimi anni nulla, poi è ricomparso, poi è sparito, ora è ancora qui e non so più che fare.»
Sembrava sul punto di piangere, con la testa china verso il basso quasi a toccare il tavolo. Era a pezzi.
«Raccontami il sogno» disse Gwyneth prendendole la mano.
«È una città che conosco, ci sono spazi che vivo spesso, ma è diverso, è nero, buio e angosciante. Tutto cade a pezzi e una fitta polvere che sembra cenere ti invade... e rumori di animali, di mostri, non lo so. Sto impazzendo!»
«Devi dirmi tutto, se c'è dell'altro devo saperlo, solo così posso aiutarti.»
«Ok. C'è una specie di ragno enorme, ma non so se è un ragno. È terrificante, mi paralizza.»
«Chiama i Ghostbusters!»
Qualcuno era dietro di loro e quando si girarono videro un ragazzino ricciolo con in testa un trucker hat, sorridente e sicuro della sua affermazione.
«Fila via!» disse Gwyneth un po' scocciata.
«Va bene, va bene... volevo essere simpatico», replicò allontanandosi.
Non badarono a lui e Gwyneth riprese la mano dell'amica.
«Ho fatto di tutto per levarmelo dalla testa, ora sono stremata, mi capisci?»
Si guardarono negli occhi e videro casa. Si alzarono in piedi e per un paio di minuti si abbracciarono forte.
Di nuovo sedute al tavolo, Winona prese una patatina, la intinse nel ketchup e la mangiò.
«Sbaglio o ti avevo detto che non avresti potuto prenderne neanche una?» disse Gwyneth.
«Lo sapevi che l'avrei fatto. Lo faccio sempre.»
In pochi minuti le loro birre diminuirono velocemente.
«Mia fratello mi ha fatto smettere di pensare ai miei casini, eravamo un po' sbronzi, okay, ma se n'è uscito con una delle sue e ti dirò... mi sento meglio adesso.»
«Sono pronta a qualsiasi cosa: spara, ti prego!»
«Undici cose, le prime che ti vengono in mente, siano esse oggetti da comprare, cose da fare, persone da vedere. Tutto quello che ti passa per la testa. Ovviamente niente cose impossibili e niente cose immaginarie come draghi verdi e roba simile.»
«E cosa cazzo sistema questa cazzata, cazzo, insomma!»
Winona si mise ad urlare, con le persone nel locale che la guardavano imbarazzate cominciando a bisbigliare commenti, un quadro completato da un turista cinese e la sua Nikon pronti a scattare una foto ricordo.
«Cosa pensi che accada, eh? Non me ne frega nulla di queste cazzate, capisci, insomma, cazzo!»
«Fermati! Se non ti fermi smetterò subito di avvisarti se hai qualcosa tra i denti quando siamo ad una sfilata a Milano» disse Gwyneth.
Winona si bloccò e cominciò a ridere.
«Giuro che la prossima volta ti faccio fare una figuraccia. Lo giuro!»
Gwyneth faceva fatica a trattenersi, voleva iniziare a ridere e smettere solo quando le lacrime e il dolore alla pancia si fossero esauriti da soli, ma con un aplomb impeccabile rimase calma.
«Che scena, oddio! Quel pezzo di insalata mi stava coprendo i denti, sembrava il grill di Flavor Flav», disse Winona tutta rossa in viso.
«Io mi sto immaginando quando dopo la sfilata abbiamo incontrato Giorgio: pensa che ricordo incredibile avresti adesso! Tu convinta di parlare di moda, mentre lui faticava a non riderti in faccia.»
«Smettila, ti prego!»
«Sono una pessima amica Winona, non dovevo dirti nulla.»
Finirono la birra, poi Winona disse: «Ok, mi hai convinta. Hai detto undici?»
«Sì. Vai!»
Le braccia di Gwyneth erano già in aria.
«Comprare la salopette in quel negozio a Venice; chi sono le Spice Girls; fare yoga; lavorare con Woody Allen; dire a Johnny quello che manca ancora da dire; mandare a fanculo, da adesso, tutti quelli che disprezzano le donne e la loro sensibilità; incontrare qualcuno di veramente spirituale; vedere più spesso Gwyneth; incontrare qualcuno con cui stare bene; visitare stati che non conosco come l'Indiana; non smettere mai di esprimere me stessa.»
«Ci stava, vero?» disse Gwyneth.
«È una cazzata che non mi ha fatto pensare a nulla, quindi grazie. Ora devo solo iniziare a darmi da fare.»
«Lo so che è una cazzata! È una lista di getto che contiene un sacco di verità, te ne accorgerai piano piano.»
«Sarà SUPERBELLO e questo è bene» disse Winona.
«Prima di vederci avevo intenzione di proporti qualcosa di diverso, adesso direi che, stando agli ultimi avvenimenti, ho deciso cosa e quando.»
«Ah sì, decidi per me? Sono io l'uomo dei due, giusto? Il maschiaccio.»
Winona stava bene adesso.
«Ora ti dico che cosa voglio. A te non interessa, lo so, me l'hai appena detto, ma che ti piaccia o no sono un fenomeno pop; dobbiamo approfondire, abbiamo il dovere morale di produrre addirittura un report sull'evento. In agosto, Winona, tieniti libera.»
«Dove mi vuoi portare? India? Andiamo in India assieme, dai dai!»
«No, 13 agosto io e te al The Forum
«Dopo i Nirvana nel '93 non ha suonato più nessuno: il The Forum è morto, lo sanno tutti!»
«13 agosto, io e te, Spiceworld Tour
«Tu sei scema, io non ci vengo!» disse Winona.
«Non puoi andare contro undici, ora potrai avere una risposta. Andare contro undici è andare contro il karma.»
Un momento di silenzio, poi Winona disse: «Ora ti dico io cosa voglio, cosa voglio veramente.»
«Cosa vuoi veramente?»
«Io voglio un'altra birra!»