Fino all'ultimo nessuna idea, un foglio bianco e la paura di dover posticipare, o peggio, di fare una cazzata.
Se ripenso a quei giorni mi si aggrovigliano le budella lo giuro.
L'album era già uscito, era piaciuto molto e noi non potevamo sbagliare; poi io ci contavo, il pezzo era uno dei miei preferiti in assoluto.
MTV era la bibbia per chi amava la musica e in quel periodo alcuni video invadevano prepotentemente l'etere più di altri. Parlo di Back for Good dei Take That, Waterfalls delle TLC, One More Change di Notorious BIG, Macarena dei Los del Rio, Just a girl dei No Doubt, Wonderwall degli Oasis, 1979 degli Smashing Pumpkins.



Le parole che avevo scritto rispecchiavano quel periodo: gli anni che stavo vivendo, quello che provavo ed ero sicura di non essere la sola.
Volevo qualcosa che fosse diverso, un video semplice ma forte nella pancia.

Avevo troppe idee nella testa, ma nessuna mi convinceva.

Ero solo sicura di quello che non volevo, lo sapevo bene e speravo che il mio manager fosse d'accordo con me, altrimenti saremmo arrivati ad uno scontro che ci avrebbe fatto perdere quel tempo che già non avevamo.
Volevo allontanarmi da uno stile che non mi rappresentava: sapevo che era di moda e che non avrebbe fatto male in un video musicale, ma nella mia testa avevo sempre detto no a doppioni di Brenda Walsh e Kelly Taylor, reggiseni a cono alla Blond Ambition Tour, tagli alla Rachel Green, glitter, crop top, underwear di Calvin Klein, gonne corte come Corey Mason, collana schiacciata sul collo, pantaloncini da bicicletta, Posh, Ginger, Baby, Scary, Sporty e zatteroni alla Cher Horowitz.

Era ovvio che avessi bisogno d'aiuto.

La mia paura più grande era che uscisse una nuova bomba: temevo che gli Oasis spiazzassero tutti con un altro video ed ero terrorizzata da Gwen Stefani.
Avevo un'ossessione e pensavo: «Se dovesse uscire il video di Don’t Speak?».
Quella canzone stregava tutti, mi rapiva completamente ad ogni ascolto; mi immaginavo di vedere il video e poi scappare in Canada, nascondermi per anni tra le montagne sotto pseudonimo e forse smettere di cantare. Follia, lo so. Ho pensato anche che, se fosse capitato, magari potevo scappare in India per cercare me stessa e tornare nuovamente pronta a fare musica.
Ma immaginate la pressione, insomma, ero cosciente che far dimenticare Wonderwall fosse un’impresa pressochè impossibile.
Ero cosciente che come 1979, nessuno mai.
Ero cosciente che qualche nuovo artista sarebbe uscito dal nulla a sconvolgere il mondo: una mela, un frutto proibito sarebbe arrivato presto, ne ero certa.
L'ho già detto, lo so: volevo fare un video diverso, qualcosa che la gente avrebbe ricordato, a cui altri artisti avrebbero potuto ispirarsi anche vent’anni dopo. 

Ero disperata, poi Harold.

Una sera mi trovai con Harold Ramis, che mi parlò di un film che stava girando e che sarebbe uscito nell'estate del '96.
Sapeva un sacco di cose: un grande artista con cui era sempre bello parlare. Conosceva tutti e forse poteva aiutarmi a trovare una grande idea per il video; poi, insomma, aveva accesso a quello che al tempo veniva chiamato il Gate.
Le chiavi del Gate gli vennero consegnate dopo i Ghostbusters, così anche a Reitman, Aykroyd, Hudson, Weaver e Moranis.

Murray le aveva già avute dopo Tootsie.

Chi aveva l'accesso al Gate poteva richiedere, previa compilazione dell'opportuno modulo, qualunque servizio disponibile nella lista, ma solo per un tempo limitato. Il tempo limitato era necessario per non correre il rischio di intaccare troppo il reale mondo in cui tutti vivevano.

Nel suo nuovo film Ramis aveva deciso di far sdoppiare Michael Keaton in quattro: meno costoso di girare le scene più volte, nonché molto più vero nella resa finale.

Io non avevo le chiavi, ma l'idea dello sdoppiamento mi piaceva troppo e nella mia testa alcune immagini del video iniziavano già a svelarsi.

«Voglio che mi sdoppi per il mio nuovo video» dissi decisa.
«Non posso farlo Alanis, il Gate non è un giocattolo».
«Lo so, ma sono disperata! Sto perdendo il sorriso con tutta questa pressione».
«Benvenuta in questo mondo! L'arte ti farà perdere il sorriso un giorno, ma è la strada da percorrere e da superare se vuoi durare a lungo. Fidati, ci sono già passato!»
«Allora aiutami, ti prego!»
«Non posso. Devi credermi. Ho già firmato le carte e il Gate non ti dà la possibilità di rifare lo stesso modulo per la stessa richiesta. Forse potrei aiutarti con qualcos'altro, ma non con lo sdoppiamento».
«Sai di che canzone parlo? Del mio prossimo singolo».
Dovevo convincerlo.
«Sono stato così occupato che non ho ancora ascoltato il tuo album, ho solo sentito il primo singolo alla radio».
«Perfetto! Sei in debito!» dissi sorridendo.
«Non posso, mi dispiace!»
Sembrava veramente dispiaciuto.
Parlammo di altro. Io ero triste e vedevo le immagini svelate volare via. Lo salutai e ritornai a casa.
Al mattino, davanti allo specchio, mi guardavo e vedevo un'altra persona. Con la bocca aperta un urlo muto aveva dato il via alla mia giornata. Mi sentivo così stanca.
Stavo per uscire di casa quando il telefono squillò: «Alanis ci sei? Sono Harold
«Sì, ci sono. Stavo uscendo per andare alla Maverick e dire a tutti che siamo fottuti».
Lo sentii ridere dall'altro lato, poi disse: «Ho ascoltato la canzone così tante volte che alzare il telefono e chiamarti era l'unica cosa da fare per farmi smettere. Non voglio che perdi il sorriso, magari mi toglieranno le chiavi del Gate, ma non importa: avrai i tuoi cloni!»
Mi tremavano le gambe, stavo per piangere e far cadere la cornetta a terra.
«Ti adoro, sei fantastico!»
«Voglio un video SUPERBELLO, intesi? Voglio che le cose che dici arrivino. Quello che racconti è quello che tutti vivono e per me non c'è niente di più autentico. L'arte dovrebbe essere anche questo. Quindi spacca loro le orecchie e poi riportali alla quiete. Raccontagli come ci si sente oggi».
«Croce sul cuore».
«Hai solo una cosa da fare: passare da me e farti togliere una goccia di sangue, me ne basta solo una. Ok?»
«Tutto quello che vuoi. Grazie!»
«Ultima cosa: prepara subito un foglio con le etichette».
«Le etichette?»
«Per ogni clone, ne hai al massino tre a disposizione, devi darmi delle macro, delle caratteristiche per iniziare a crearli. Poi, subito sotto, una piccola descrizione per renderli veri, vivi e reali. Se non mi dici niente saranno identici a te».
«Sembra interessante...»
«Stai ridendo vero?»
«Sì».
Mi sembrava ancora tutto surreale lo ammetto.
«Guarda che non ti aiuto più!»
«Scusa, scusa: ho smesso!»
«Brava! Altra cosa: mi serve entro domani. Puoi farcela, vero? Dimmi di sì!»
«Sì, mi metto subito al lavoro».

Contenuti speciali: le etichette

Clone Alanis 01

#grunge #scream #breaktherules #integrity #confidence #drums #freedom

È tosta, trasmette fiducia e se vuole non ha bisogno di nessun altro.
La guardi e ti scontri con la sua perseveranza, ti fa capire che lei è quella che vedi e basta. Prendere o lasciare.
Ha un unico dubbio e si chiede se dopo il 1999 il mondo finirà, oppure se qualche alieno potrebbe scendere sulla terra.
La immagino con un maglione verde largo, dei Levi's 501 scuri e delle All Star Converse nere.

Drew Barrymore in me.

Clone Alanis 02

#grunge #scream #breaktherules #sun #happy #braids #young #vitality #freedom

È spensierata, fresca ed energica, con un'identità solida.
Ti getta addosso allegria e fantasia. Anche se può sembrare fin troppo leggera, quasi un bambino che si diverte con gli amichetti, in realtà è tutt'altro. È riflessiva, ma nessuno se ne accorge. Pensa a come crescere al meglio, a come buttarsi alle spalle gli anni del benessere e a come vivere e valorizzarsi, senza mai perdere credibilità.
La immagino con le trecce, vestita di giallo e probabilmente con dei pantaloni GAP blu scuro. Forse indossa delle Adidas Campus.

Gwen Stefani in me.

Clone Alanis 03

#grunge #restless #breaktherules #passion #cool #strange #crazy #freedom #1979

Ha un temperamento molto forte e, anche se all'inizio non sembra, vuole attirare l'attenzione su di sè.
Si estranea per far vedere che può farlo fregandosene degli altri.
È calda ed elegante, anche se indossa dei pantaloni che potrebbero sembrare quelli del pigiama. Verrà etichettata dalla società e forse potrebbe risentirne un giorno, ma non le interessa. È ribelle, vuole vivere come ha sempre sognato ed è cosciente che davanti a lei si avvicina un millennio fatto di incognite e quindi di possibilità.
La immagino con un maglione bordeaux con dei buchi che è difficile vedere. Con dei pantaloni bizzarri e con degli anfibi neri slacciati.

Courtney Love in me.