Hei Viola, come te la passi?
Facciamo due conti: quanti poke hai mangiato dall’inizio della quarantena?
Immagino siano stati un modo per gustare qualcosa di esotico, senza uscire di casa.
È già qualcosa no?


Beh, a dire il vero, forse - e dico forse - riuscirai a soddisfare la tua voglia di viaggiare anche quest’anno -almeno restando in Italia -, quindi puoi anche lasciar perdere il poke.
Certo non sarà proprio come prima sai: distanziamento sociale, responsabilità nei confronti degli altri e, con un po' di fortuna, anche barriere di plexiglass in spiaggia.
Perdona il mio tono sarcastico, voglio soltanto dire che dobbiamo essere pronti ad un cambiamento importante in fatto di vita sociale.
Non sappiamo quanto durerà, ma quel che è certo è che sarà un’estate diversa dal solito.

Riflettevo proprio su questo: come sarà viaggiare dopo la quarantena?
Nel momento in cui ti scrivo tutte le regioni italiane hanno riaperto, e si vocifera che anche i viaggi all’estero potranno riprendere a breve.
Quasi non ci si sperava più, e invece molto probabilmente sarà possibile organizzarsi per le vacanze.
Mi chiedevo però: quanto di quel senso di responsabilità che abbiamo imparato ad avere durante il lockdown riusciremo a mettere in valigia?
Perché il punto è proprio questo: le regioni riaprono ma le cose non stanno esattamente come prima.
Non solo per il covid, che comunque rimarrà in giro ancora per un po’, ma anche e soprattutto per la difficoltà di mantenere alto il livello di attenzione e responsabilità.

Abbiamo assistito a scambi di battute che ci saremmo volentieri evitati che di fatto hanno inasprito inutilmente i toni tra regione e regione, alimentando un modo di pensare tossico e approssimativo, secondo il quale bisogna schierarsi con tale sindaco o tale governatore di regione.
Governatore.
Quanto ci piace usare questo termine, ci fa sentire così internazionali!
Peccato però che dietro le parole ci siano i fatti, che dimostrano ancora una volta tutto il nostro campanilismo e la nostra incapacità di rimanere uniti.
Durante la quarantena abbiamo sentito parlare di solidarietà e di un rinnovato senso comunitario, ma appena abbiamo abbassato la guardia sono spuntate di nuovo tutte quelle inutili polemiche che non fanno altro che aumentare la distanza tra il nord e il sud del nostro paese.

Sarà possibile tornare a viaggiare dunque, ma al contrario di ciò che credevamo, saremo ancora più divisi di prima.
Ironia della sorte a dividerci non sarà un virus, ma il nostro atteggiamento e la nostra dialettica.
Lo schema mentale che adottiamo è molto semplice e prevede un’Italia divisa in due: a nord le regioni con più spiccioli nel portafoglio che sono pronte a partire alla volta delle regioni del sud, che non fanno altro che aspettare l’estate per racimolare qualcosa.
Triste vero?
Ma è davvero così?
Chiaramente no, ma è la narrazione alla quale ci siamo abituati.

Il Sole 24 Ore l’anno scorso scriveva che il turismo resta il petrolio dell’Italia, e che i proventi dell’indotto turistico nel 2019 sono stati di circa 40 miliardi di euro.
Non solo, nello stesso articolo compare anche il dato relativo alla percentuale di Pil del nostro Paese dovuta al turismo: 13%.
Non male vero?

Per l’Italia il turismo non rappresenta soltanto un’opportunità, ma anche e soprattutto un sistema solido e multiforme su cui basare gran parte della nostra economia.
Non si tratta di ricordarsi pinne e mascherina prima di partire, si tratta di occuparsi di un settore che ha tantissimo da esprimere.
Per questo le polemiche sono così inutili: dobbiamo strutturarci, offrire servizi responsabili, sostenibili e di alto livello, da nord a sud, specialmente in tempo di Covid.

Ricordarsi di prendere la mascherina è relativamente semplice -anche se tu Viola la dimentichi spesso-, ciò che non è così scontato è ricordarci di quel senso di comunità che la quarantena ci ha fatto provare.
Quelle lenzuola stese in tutta Italia con il disegno dell’arcobaleno e la scritta andrà tutto bene, suggerivano proprio la volontà di rimanere uniti.
Per non parlare di quante volte abbiamo visto il Tricolore appeso ai balconi.
Simboli che stavano lì, sventolando sulle strade deserte, a ricordarci che siamo un unico popolo, con tutte le nostre contraddizioni e i nostri punti di forza.

Viaggiare significa incontrare persone prima che luoghi.
Significa mostrarsi sinceramente interessati alla vita degli altri e alla loro conoscenza.
Certo, non possono mancare le parole crociate sotto l’ombrellone e i picnic nei prati assolati delle nostre montagne, ma dobbiamo ricordarci che per un periodo non è stato possibile raggiungere quei luoghi e parlare con i loro abitanti, ed è stato terribile.

Questa è la cosa più importante che possiamo imparare dalla pandemia di covid: oltre alla mascherina e al gel sanificante, quando usciamo di casa dovremmo portare con noi quel senso di appartenenza alla nostra terra, e quel desiderio di poterla vivere senza limitazioni.

Ho sentito dire che il poke lo consegnano un po' ovunque, nel caso dovessi sentirne la mancanza dunque potrai ordinarlo direttamente dalla sdraio, ma considera anche panzarotti e arancine, la salsa di soia fa male, meglio un bel po' di riso fritto!

Ci sentiamo a luglio, ciao Viola!