Los Angeles, 2002.

«Siamo qui. Siamo qui ancora una volta e stiamo tutti bene.»

Queste le parole di Justin attorno a quel tavolo, dove tutti gli altri lo guardavano come un traditore.
Lance, JC, Joey e Chris, tutti riuniti a casa del loro frontman: pronti alla guerra.
Joey fu il primo ad affrontarlo: «Se vuoi festeggiare con noi, beh... sentiti libero, senti il ritmo. Noi siamo qui!»
Poi JC che, con occhi accusatori e braccia incrociate, decise di spalleggiare l'amico: «Sai che la festa è qui!»
«Ho passato tutta la notte a pensarci e, anche se ho già deciso, non riesco a togliervi dalla mia testa. Ho fatto del mio meglio per essere un uomo davvero forte, ma la verità rimane».
Justin aveva il capo chino, era dispiaciuto, ma i suoi amici sembravano non provare alcuna compassione.
«Sei solo un egoista, Justin!» esordì Lance.




Silenzio. Tensione.

«Potete chiamarmi egoista, ma sappiate che tutto quello che voglio è che tra di noi non finisca: comunque vada siete la mia famiglia».
«Sono stanco di tutte queste bugie» continuò Lance.
«Potete odiarmi, ma non sono bugie».
«Ti piace essere visto ad ogni festa alla Playboy Mansion, ecco chi sei. Amano i vestiti che indossi, si complimentano con te e  tu ti riempi di te stesso, ma l'unica cosa che sogni il denaro non lo potrà mai comprare» disse Chris.
«Voglio essere ascoltato. Vedi... voglio parlare del futuro di tutti voi, un futuro luminoso!»

Joey stava per alzarsi in piedi e saltare addosso a Justin: voleva picchiarlo, ma JD e Chris furono tempestivi, riuscirono a bloccarlo e a calmarlo. Joey era rosso in volto, le vene sul collo sembravano sul procinto di esplodere.
«Non voglio davvero rendere la cosa difficile, voglio solo dirvi che ne ho avuto abbastanza. Potrebbe sembrare pazzesco, ma non è una bugia».
«Colpiscici con la verità!» disse Lance.
«Sì Justin, deliziaci ti prego!» continuò JD.
«Sarò me stesso».
«Lo rispetto. È giusto essere se stessi e seguire quello che si sente dentro, ma noi siamo una boy band che è sulla cresta dell'onda: dovremmo solo cavalcarla e, una volta che l'onda si infrangerà, perché si infrangerà, potremo pensare alle nostre vite e ai nostri progetti. Io la penso così, insomma, è una cazzata mollare adesso!»
Lance sembrava essersi calmato.

«Tranquillo Lance, anche i bravi ragazzi prima o poi si bruciano».
Joey era rigido, impassibile e deciso a non mollare la sua lotta contro Justin.
«Justin devi realizzare che quello che stiamo facendo non è una tendenza: abbiamo il dono della melodia ed è nostro dovere portarlo fino alla fine» disse Lance.

La tensione era altissima, nell'aria praticamente nessun rumore eccetto qualche leggero e alternato ticchettio delle dita di Joey sul bracciolo della sua sedia. Un rumore così leggero che solo lui poteva percepirne il nervosismo che creava.

«Perché corri e ti nascondi? Dì quello che senti dentro.»
Lance era molto attaccato a Justin e più che dall'odio era avvolto dallo sconforto di perdere un buon amico.

«Come posso esprimere a parole ciò che sento? La mia vita era completa: pensavo di essere integro, ma poi ho cominciato a sentirmi come se stessi perdendo il controllo. Credetemi quando vi dico che darei tutto ciò che possiedo, rinuncerei alla mia vita, al mio cuore, alla mia casa. Darei tutto ciò che possiedo solo per avervi di nuovo nella mia vita. Ma la verità rimane» disse Justin quasi in lacrime.

«È una lezione da imparare: mai fidarsi di qualcuno che ci ha sempre detto di lasciare i nostri dubbi e le nostre paure dietro di noi. Ricordate? Ricordate le sue parole da leader, quando diceva che la paranoia non è il modo di vivere la vita?»
Joey è una macchina in corsa.
«Dai Joey, rilassati! Vedrai che arriveremo ad un punto» disse Lance.
«Smettila Lance, non lo vedi? Guardalo, è rimasto intrappolato nelle tue bugie».

«Ogni parola che dico è vera» disse Justin.

«Sei così tipico: pensi di non essere una star, ma ti comporti come tale. Tutto ruota intorno a te, noi siamo solo il contorno senza possibilità d'azione».

La lotta era tra Justin e Joey.

«Forse quella persona sei tu! E poi ogni uomo è una celebrità» disse Justin.

«Smettila!»
Joey in un attimo era sopra Justin, riuscì a dargli un pugno in faccia, ma poi venne bloccato da Chris e tutti e tre insieme finirono a terra.

Joey capì subito di aver esagerato: aveva il viso scuro, le vene nel collo si erano sgonfiate, i suoi occhi erano lucidi e guardavano il pavimento.

«Credi sia facile per me, Joey? Mi sento debole e non riesco a dormire. La mia testa è in fiamme, ma i miei piedi sono ghiacciati. Vorrei urlare aiuto e capire se c'è una cura adatta a me. Sono così teso. Sento elettricità nella mia testa, giù attraverso la mia spina dorsale. Sto diventando pazzo e penso di non riuscire più a sopportare il dolore.
Poi ho capito che tutto quello che volevo era solo essere libero. Libero di essere ciò che voglio essere.»

«Siamo una boy band, senza di te tutto finirà» disse JC.

«Nel mio cuore spero che non accada. Spero che ognuno di voi trovi la propria strada» disse Justin.

«Forse hai ragione: questi giochi devono fermarsi. Sei stato tu a tagliare il filo e mi ci vorrà un po' di tempo per dimenticare, ma ormai il filo è rotto ed è ora di voltare pagina, almeno per me. Anch'io mi sono sentito debole, troppe volte. Anch'io voglio essere libero di dirlo a tutti e giuro che lo farò.»
Lance sembrava riferirsi ad altro, qualcosa di sconosciuto alla band, quei ragazzi con cui aveva condiviso tutto negli ultimi sette anni.

«È vero, è ora di tracciare la linea e farla finita» disse JD andando in contro a Justin.

Quel gesto diede il via ad un grande abbraccio pieno di lacrime, di sorrisi, d'amore, come se qualcosa di magico, di spirituale, di più forte di loro stesse accadendo. Qualcosa di innegabile.

La tensione era sparita e Justin decise di andare a prendere una bottiglia di champagne per festeggiare.

Tornò con una bottiglia di Dom Pérignon e cinque calici.
Stappò la bottiglia.
Ora stavano tutti bene.

Con i calici pieni fecero un brindisi e poi tornarono a sedersi.

«Ora dicci perché» disse Joey svuotando metà del suo bicchiere con un solo sorso.

Anche gli altri stavano bevendo, rilassati, comodi.

«Ascoltate musica orribile» disse Justin spiazzando tutti.

«Ma cosa stai dicendo, Justin?» disse Lance visibilmente imbarazzato.

Nessuno riusciva a parlare. Aveva detto quella frase con una tale tranquillità e sicurezza da gelare ognuno di loro, e sembrava non aver ancora finito.

«Vedete – disse alzandosi in piedi e versandosi un altro bicchiere di champagne – ho cominciato a capire che mi interessava molto di più la musica rispetto alla vostra compagnia. Insomma... il nostro rapporto è stato bellissimo e tutto quello che ho detto oggi l'ho detto con il cuore. Spero veramente che tutto vada bene per ognuno di noi. Io voglio fare qualcosa di SUPERBELLO, un altro tipo di musica, più soul, lavorare con produttori che aprano la mia mente e che mi portino ad un altro livello come artista. Non vedo l'ora di farlo, ma senza di voi, tutto qui.»

Le vene del collo di Joey si stavano nuovamente riempiendo di sangue.

Poi, rivolgendosi a Chris, disse: «Chris prima tu hai detto che tutti amano i vestiti che indosso, capi che ovviamente vestite anche voi. Giusto?»

«Confermo» replicò Chris.

«Ma hai visto cosa indosso? Avete visto che cosa ci fanno indossare?»
Justin si era alzato in piedi e indicava un paio di pantaloni coloratissimi a macchie, indossati da JD.

«Hai sempre detto che ti piaceva quello che indossavamo» disse Chris.

«Sì, perché ero sotto l'effetto della celebrità. Ora l'effetto è per me è svanito e ogni volta che mi guardo mi sento un clown che non fa ridere nessuno».

«Tu di stile non hai mai capito nulla» disse Joey affrontandolo.

«Pensa quello che vuoi ma io ho smesso con: maglioni bianchi a collo alto trasparenti e canottiera; tute provenienti dallo spazio, pesanti e di colori accecanti; pantaloni slavati con infradito e cappotto; mega catene imbarazzanti e pantaloni in pelle con inseriti in coccodrillo.»

Justin aveva in mano la bottiglia di champagne e stava per attaccarsi al suo collo.

Lance, JC, Joey e Chris, lo guardavano come se quella persona davanti a loro non fosse la persona che conoscevano. Pensavano fosse veramente qualcuno che aveva bisogno d'aiuto.

Lance, che si trovava proprio a fianco a lui, provò a parlare: «Justin, tu...»

«Siete ancora qui? Signori, buona notte!»

Poi riprese felicemente a bere.

Un rumore. Era la porta d'ingresso che si stava aprendo: all'esterno così tante ragazze che vedere la fine della fila era impossibile.

Tutto quel che resta degli N'Sync era lì a guardare.

Justin fece un sorriso alle ragazze, poi disse: «Mi ripeto, signori, buona notte – una pausa e poi - signore, buon giorno.»