I ragazzi e le ragazze di Tik Tok boicottano il Presidente. 

Hei Viola, come te la passi?
Sai che puoi dirmi tutto e che non c’è bisogno di nascondermi nulla.
Dimmi la verità: anche tu hai partecipato al boicottaggio dell’evento di Trump al Bok Center vero? No?
Peccato!

La faccenda è andata più o meno così:
il 21 giungo scorso, in piena campagna elettorale, Trump fa tappa al Bok Center di Tulsa in Oklahoma.
Brad Parscale, il manager della sua campagna, annuncia che per l’evento ci saranno un milione di persone interessate, e che il palazzetto verrà riempito dai sostenitori del Presidente.
Nei giorni precedenti, dato che l’evento è gratuito e prenotabile con pochi semplici tap sullo smartphone, migliaia di persone organizzano online -per la precisione su Tik Tok- un boicottaggio di massa.
Prenotano i posti, eliminano gli account fittizi da cui hanno effettuato le prenotazioni e non si presentano al Bok Center, lasciando Trump nell’imbarazzo di dover sostenere un discorso davanti ad un palazzetto riempito soltanto per un terzo della sua capienza.
Mica male come call to action. 


L’aspetto curioso di questa vicenda riguarda proprio il media scelto per il boicottaggio: non una piazza, non un dibattito prolungato dal quale scaturisce un movimento, bensì un social network popolato perlopiù da giovanissimi.
Sono stati proprio loro a colpire il Presidente sul suo campo di battaglia preferito: la rete.

Non è una novità infatti che Trump abbia una massiccia comunicazione social, peraltro a dir poco discutibile.
Durante il suo mandato infatti si è addirittura trovato contro l’ala repubblicana -la stessa a cui appartiene-, a causa della sua comunicazione aggressiva.

Pensa che Twitter, il social più usato da Trump, ha deciso pochi giorni fa di segnalare i twit contenenti notizie non verificate, fake news e contenuti offensivi, anche se arrivano dalla scrivania dello Studio Ovale.
Così l’ira di Trump si è abbattuta anche sullo stesso social con il quale ha diffuso i suoi messaggi per anni, proprio perché da ora in poi le sue affermazioni verranno segnalate in caso risultino offensive o non veritiere, così come quelle di tutti gli altri utenti, si capisce.
Ma lasciamo perdere l’ira del Presidente e torniamo ai giovanissimi di Tik Tok.

Il loro boicottaggio al Presidente è un esempio eclatante di quanto le interazioni sociali attraverso la rete stiano cambiando anche il volto della politica.
Oggi essere un leader non è più sufficiente, oggi è fondamentale comunicare la propria leadership anche attraverso la rete.

Non possiamo dimenticare che un’intera generazione di giovanissimi -la cosiddetta iGen-, si stia affacciando alle porte dell’età adulta e cominci a sviluppare una coscienza critica.
Sono loro la folta platea da conoscere e convincere politicamente, e sono loro ad essere nati in piena era digital e a conoscere i meandri della rete meglio di chiunque altro, probabilmente anche meglio di Trump e del suo team per la comunicazione online.

Ecco dunque il limite di una comunicazione immediata e aggressiva come quella del Presidente degli Stati Uniti: non colpisce chi è abituato all’immediatezza e all’ambiguità dei messaggi social, che non subisce più il fascino di frasi provocatorie e facili da strumentalizzare.
Non colpisce chi sa far uso del proprio pensiero critico anche online.

Ecco dunque l’ingrediente indispensabile per diventare immuni al fascino della vuota narrazione fatta di slogan di molti politicanti contemporanei: il pensiero critico.
Ma i ragazzi di Tik Tok con la loro call to action hanno davvero boicottato il Presidente con consapevolezza e maturità?

Non per fare un processo alle intenzioni, ma probabilmente no.
In adolescenza e in prima età adulta spesso le proprie opinioni non si basano su riflessioni approfondite e sulla conoscenza dei fatti, ma piuttosto sul senso di appartenenza e sui valori ai quali non si intende rinunciare.
Trump rappresenta molto di quello che gli adolescenti di oggi rifiutano: è un uomo molto ricco e potente piuttosto in là con l’età, che ha posizioni quantomeno retrò in fatto di famiglia tradizionale, coppie gay e multiculturalità -per citare soltanto alcuni dei temi più importanti-. Insomma Trump rappresenta il passato, e forse è per questo che i giovanissimi di Tik Tok l’hanno boicottato, magari anche con una scarsa consapevolezza politica, ma con profonda conoscenza dei propri mezzi e con grande determinazione.

Sminuire il gesto di questi ragazzi e di queste ragazze sarebbe sbagliato.
Pensare che si tratti soltanto di un gruppo di ragazzini che hanno organizzato tutto questo per gioco, significherebbe dubitare dei primi segnali della loro consapevolezza politica.

Ti lascio Viola, corro a prenotare un posto per la prossima tappa del Presidente! Ci sentiamo ad agosto!