Chicago, 6 ottobre 1993
Ieri il capo ha ufficializzato la cosa, da oggi e fino a data da definirsi tutte noi possiamo solo camminare: niente più aria diversa da respirare, niente più stare lassù, sopra a tutti.
Niente mettercela tutta, scattare, bloccarsi, saltare.
Niente più festeggiamenti a bordo campo.
Niente più foto.
Ai piedi noi, ora si va a piedi.
Avere un lavoro che rende felici, sempre. Portare a casa allegria per avere svolto con passione il proprio dovere, sempre. Parlarne, confrontarsi e capire dove si può migliorare, sempre.
E poi tutto finisce, diavolo. E poi ora che cosa dobbiamo fare, diavolo? E poi non credevamo che potesse succedere a noi, diavolo.
Siamo sotto, ci sentiamo così tristi e vuoti, ma la decisione è presa.


Chicago, febbraio 1994
Il capo ha deciso, giocherà come free agent per i Chicago White Sox: baseball, parliamo di baseball.
Siamo senza parole.

Chicago, 31 marzo 1994
Il capo ha firmato un contratto, giocherà con Birmingham Barons, la seconda squadra dei Chicago White Sox impegnata nelle Minor League.
Siamo incazzati!

Chicago, 31 dicembre 1994
Nessuno di noi ricorda più cosa significhi volare: c'è qualcosa dentro di noi che ci fa vivere in modo ostile, abbiamo paura delle conseguenze di una vita al suolo e siamo convinti che se le cose non cambiano alla svelta qualcuno si farà male.
E io non ho tempo di analizzare che cosa sta accadendo, non provo alcun dolore solo perché ho dato inizio a tutto, devo farlo, devo mantenere la calma e ascoltarle.

II: Pensava di essere un falso. Era convinta che la pelle italiana di cui era ricoperta arrivava in realtà da un paesino della Cina che non esisteva e che lei chiamava Xiaolong. Non voleva più uscire di casa ed era convinta che tutti la osservassero, puntandole il dito ed etichettandola come impostore. Sosteneva che se avesse avuto lo swoosh tutto sarebbe andato per il verso giusto. Girava per casa con occhiali scuri per vedersi diversa e distorcere il suo colore, sedandosi con vodka a basso costo e imprecando: “Che tua sia dannato Xiaolong!
Soffriva di manie di persecuzione e del disturbo ossessivo-compulsivo.

III: Era facile per lei sentirsi male, ma speciale. III era stata la prima Jordan disegnata da Tinker Hatfield e lei attribuiva tutte le colpe al suo creatore. Diceva: “Non è un visionario: è un ciarlatano! Odia Jordan; è avido di soldi e di successo; veste come un bambino e un bambino non può disegnare le scarpe di un campione; le sue scarpe migliori non le ha disegnate lui, ma Bill Bowerman. È uno stronzo”.
Soffriva di pruriti al tallone destro che si grattava continuamente, lasciando pezzi di gomma sparsi per la casa.

IV: Si vedeva rosso fuoco. Gridava e diceva che non era vero: lei era il colore originale e non gli fregava nulla se quel colore aveva avuto successo. La retina sotto i lacci era ormai fatta solo di grossi buchi, come se grandi pesci impigliati fossero riusciti a scappare lasciando il pescatore a bocca aperta furioso.
Non permetteva a nessuno di avvicinarsi a lei, ma sperava sempre che Michael entrasse dalla porta annunciando il suo ritorno guardandola negli occhi.
Soffriva di colon irritabile psicosomatico.

V: Guardava Ritorno al Futuro tutto il giorno mangiandosi le unghie. Lei non esisterebbe senza le MAG, e lei odiava le MAG.
Appena ne aveva l'occasione si recava alla sede Nike di Portland munita di cartelloni dagli slogan imbarazzanti e senza senso del tipo “MCFLY NON SA ALLACCIARSI LE SCARPE; IL FUTORO NON È INSCRITTO; IO SONO, MAG NON È; DOC BROWN È UN POVERO PAZZO; HATFIELD LAVORA PER ADIDAS NEL TEMPO LIBERO”. Veniva derisa e filmata dai passanti.
Famoso è il video in cui munita di cartello “LE MAG NON HANNO GLI AUTOLACCI, SVEGLIATEVI AMICI!” cadeva nella Teachers Fountain.
Soffriva di forti tic nervosi.

VI: Vedeva pipistrelli: “Mi tirano i lacci, mi tirano i lacci aiutatemi!”
Aveva incubi notturni che iniziavano nell'oscurità, nell'umido e nel silenzio, dove sveniva per poi risvegliarsi in un luogo che faticava a decifrare. Si ritrovava nella batcaverna dove veniva legata e lentamente tagliuzzata per poi essere servita sotto forma di paté ai dobermann di Bruce Wayne.
Tornata alla realtà era convinta di portare addosso tutti quei tagli.
Soffriva di psicosi ed era in cura con l'aloperidolo.

VII: Si sentiva uguale alle VI e per lei il nuovo taglio alla caviglia non era sinonimo di novità ma bensì di strambo.
Si sentiva speciale perché con lei la scritta Nike Air era stata definitivamente rimossa, ma questo non bastava per non paragonarsi continuamente alla collega. Parlava solo di VI, a volte senza senso, descrivendola come se stesse parlando di scarpe anti infortunistiche.
Soffriva di una brutta dermatite che cercava di combattere, senza successo, con l'abuso di creme cortisoniche.

VIII: Sembrava essere la più sana del gruppo, più giovane e più menefreghista, diceva che alla fine non importava se il capo ci aveva lasciato: lei avrebbe fatto felice qualcun altro e, in quanto a Michael, affermava di non essere attaccata a lui perché alla fine ci aveva passato troppo poco tempo insieme.
Si accorse di avere molti fan in giro per il mondo e in quel momento cominciò a realizzare che non doveva, non poteva, essere dimenticata.
Cominciò a scrivere per un giornale locale di Chicago, parlando male delle altre Jordan e sostenendo la sua supremazia stilistica.
Venne licenziata per eccesso d'ego e il declino ebbe inizio.
Una notte, sotto effetto di barbiturici, si tagliò il velcro prima di addormentarsi in un sonno profondo che la rese intontita per moltissimi mesi.
Soffriva di agorafobia e la sua stanza era il luogo dove passava tutta la sua giornata.

Chicago, 18 marzo 1995
Il capo è tornato e oggi, alle 11:40, ha fatto sapere di aver interrotto il suo volontario ritiro di diciassette mesi. Domenica sarà di nuovo in campo a Indianapolis contro gli Indiana Pacers.
È già delirio.

In poco tempo, tutto è cambiato.

II: È orgogliosa della sua pelle italiana e ora fa addirittura parte degli organizzatori del MICAM di Milano.

III: Passa molto tempo con Tinker Hatfield. Facile trovarli in un piccolo bar su Mott St. a New York.

IV: Ha iniziato a studiare il suo nemico, il rosso, e ha scoperto scoperto che è il colore che favorisce la disintossicazione e la rigenerazione. È ora un'appassionata di cromoterapia olistica che mette al servizio di tutti.

V: Ha chiesto di incontrare Michael J. Fox e Christopher Lloyd per scusarsi. È ora una loro grande amica e insieme stanno pensando di creare un vero videogioco sulla trilogia.

VI: È Batman, ma solo io conosco la sua vera identità.

VII: Dopo essersi confrontata con VI sull'importanza di essere se stessi si sentiva decisamente meglio, e non avrebbe mai pensato che a convincerla ci riuscisse proprio la collega che aveva sempre odiato. Collega che dopo aver dispensato ottimi consigli sparì misteriosamente dentro una nuvola di fumo.

VIII: Scrive di NBA sotto pseudonimo. Collabora regolarmente con Slam Magazine, Hoop Magazine e New York Times.

La nostra vita è ricominciata e ogni tanto il capo ci porta ancora fuori a respirare aria diversa, lassù, sopra a tutti.
Lui è tornato e ora stiamo veramente bene.

Mi chiamo Air Jordan I e io amo questo gioco.