Il potere dello storytelling

Hei Viola, come procede la tua estate?
Sai, stavo pensando a quando andavano forte i filmini delle vacanze, te li ricordi?
Hai ragione, sembra passata una vita.
Generalmente andava così: un padre con un costume imbarazzante imbracciava una videocamera a bassa definizione e filmava i suoi figli mentre facevano il bagnetto in riva al mare con la mamma.
A volte i ruoli erano invertiti e della regia se ne occupava la mamma, mentre il papà faceva fare i tuffi ai suoi bambini, rigorosamente agghindati con braccioli più grandi di loro.
Era un modo per immortalare le tappe della crescita dei propri figli: la nascita, i primi passi, le pappe, i primi bagni al mare e così via.
Quei filmati non finivano certo nel dimenticatoio, ma venivano puntualmente usati come arma della vergogna molti anni dopo essere stati girati, al matrimonio dei figli, oppure al loro trentottesimo compleanno.
D’improvviso davanti ad una folla di parenti e amici, saltava fuori uno zio burlone, pronto a rispolverare un vecchio ricordo di famiglia, un momento di molti anni prima, mostrando a tutti che il tempo era passato, senza però riuscire a spezzare quei legami.

Intrappolare una storia, poterla rivivere ogni volta, custodirne i momenti più carichi di significato, ci permette di percepire lo scorrere della nostra vita, sapendo che siamo riusciti a darle un senso.
Siamo fatti così, abbiamo bisogno di una storia per non sentirci smarriti.


Il come raccontiamo una storia è importante almeno quanto la storia stessa.
Lo stesso racconto può essere insignificante e superfluo, oppure avvincente ed appassionante, a seconda di chi lo espone e di come lo fa.
Ecco perché se su quella spiaggia, al posto dei genitori con costumi imbarazzanti, fossero arrivati Ridley Scott e Kevin Macdonald per girare il filmino dei bagnetti, sarebbe stato molto meglio per tutti.
La stessa storia, lo stesso frangente di una vita, raccontato però nel migliore dei modi.
Avranno pensato questo in casa YouTube quando hanno deciso di dare vita al progetto Life in a day, che sarà prodotto proprio da Ridley Scott.
L’idea di Life in a day è tanto semplice quanto imponente: YouTube ha invitato tutte le persone del mondo a condividere un video con un momento della loro giornata: per essere più precisi del 25 luglio 2020.
Con il materiale raccolto e selezionato verrà prodotto un lungometraggio che sarà presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2021, l’importante festival americano del cinema indipendente.
Ad occuparsi della regia ci sarà Kevin Macdonald (regista de L’ultimo re di Scozia).

Life in a day è un’idea affascinante, perché proverà a mostrare quanto possa essere potente un giusto storytelling.
Immagina di poter osservare i volti e i gesti, e di poter ascoltare la voce delle persone che ci hanno preceduto nella storia.
Non solo la voce di imperatori e grandi condottieri, ma quella delle persone comuni, di tutti noi.
Immagina di poter catturare quei momenti in un film, poi di guardarlo, e di empatizzare con persone lontanissime da te, con una vita così diversa dalla tua.
Tutti noi percepiamo la nostra vita e quella delle persone a noi care come una storia, ciò che è più difficile è immaginare la vita degli altri.
Lo storytelling fa proprio questo: colma la distanza che c’è tra la nostra storia e quella di coloro che non conosciamo.

Life in a day darà vita ad un film che racchiuderà i momenti di moltissime persone, come a voler catturare i fotogrammi della loro storia, quindi di quella dell’umanità, per lasciare una traccia nella nostra memoria collettiva.
Se ci pensi Viola, non è molto diverso da ciò che fai con il tuo diario.

Sarà curioso osservare il risultato di questo progetto così ambizioso, sarà un po' come metterci tutti insieme davanti allo specchio e vedere l’effetto che fa: un po' come sfogliare dopo anni le pagine di un vecchio diario.

Ciao Viola, buona estate!
Ci vediamo a settembre!