Ciao Blu, sono in aereo. Il primo aereo dopo quanti mesi? Non lo so più.
Ho paura di volare e la fase di salita è la parte che odio di più. Infilo le cuffie, metto il volume al massimo e, nonostante mi imponga di non farlo, guardo fuori e le case sempre più piccole si lasciano coprire dalle nuvole sempre più grandi.

Ultimamente non so cosa ascoltare e mi affido alla riproduzione casuale di Spotify, ha scelto Vinicio Capossela.

Che cos’è l’amore?

L’aereo è quasi pieno, ma accanto a me non c’è nessuno.

Che cosa è l’amore?
Fino a una settimana fa probabilmente avrei risposto “l’amore è la passione”. Passione, parallelamente, è sinonimo di tormento, di impeto, di smania, di martirio e la connessione diretta tra le due parole non mi sembra una risposta coerente con la mia idea di amore.

Sto andando a Palermo, sono quattro mesi che non ci vediamo. 


Oggi (e non so se domani la penserò ancora così oppure cambierò nuovamente idea) rispondo “l’amore è la dolcezza” perché vedo l’amore nella gentilezza di un gesto, nella sensibilità del volere bene.   

Lo so che potrebbe essere fatto di entrambe le cose, eppure non riesco ad accettare che possa coesistere lo struggimento di una passione forte con la delicatezza della dolcezza.

Forse è tutto un circuito innescato dal silenzio dei giorni in quarantena.
Da quando sono stata chiusa nella boccia di vetro, immersa nell’acqua della calma non ho più la capacità di sopportare il frastuono delle cose.

Hanno aperto le Regioni da quasi un mese, ma non abbiamo trovato un volo prima di oggi. 

L’Italia è nel limbo, nel passaggio tra prima e dopo. C’è chi ha già dimenticato ieri. Io, Blu, proprio non riesco. Sono assuefatta dall’aver messo in pausa qualsiasi rapporto fisico e passo da stati di euforia sorridendo a tutti (sotto la mascherina) a momenti in cui ho paura di aver dimenticato anche come si pronunci Ciao.

Sono incoerente.
Forse sto solo crescendo.

Dopo Vinicio Spotify mi fa ascoltare il nuovo singolo di James Blake: You are too precious. Mi culla.

Che cosa è l’amore?

Qualche giorno fa ho finito di rileggere l’eleganza del riccio: “L’amore non deve essere un mezzo, l’amore deve essere un fine”.
Eppure se l’amore è l’obiettivo finale posizionato, magari, in terra lontana e straniera, come può l’amore esaurirsi nel solo essere il fine ultimo tralasciando il percorso per arrivarci?
L’amore è il trasporto, è la capacità di compiere passi in direzione nuova, di trasportare e lasciarsi trasportare in una conoscenza di sé più profonda che ti da il mezzo necessario a raggiungere l’obiettivo, anche in terra lontana e straniera. L’amore è un aereo e allo stesso tempo l’aeroporto d’arrivo.

L’amore è dolcezza, è trasporto. Non basta.

Che cosa è l’amore?

Una bollicina? Anzi, tante, tantissime bollicine come quelle in una flûte di champagne. Ho sempre odiato la fisica, non so scientificamente cosa sia una bolla, quindi ti do la mia personale (e sbagliatissima) interpretazione. Le bollicine sono aria immersa in un liquido, sono particelle di pulsioni immerse in un circostante diverso dalla propria essenza che fluttuano verso l’alto e quando necessario scoppiano dando spazio ad altre bollicine. L’amore è la capacità delle bollicine di andare solo in su e di esplodere silenziosamente nel momento giusto, è la direzione giusta che non torna indietro, ma da spazio a cosa c’è dietro di dirigersi a galla.

Mi ha detto “ti amo” per la prima volta su FaceTime. 

Alcune volte ho pensato di essere emotivamente instabile, incapace di mettere in atto tutto quello che penso dell’amore. Come se ne fossi immune e a tratti infastidita, indispettita dal non essere mai riuscita a comprendere un “ti amo”.
Ecco, se c’è una cosa che proprio non mi piace è la frase “ti amo”. La trovo egoista. Io amo te. Manca qualcosa.  Ti voglio bene. Io voglio il tuo bene, è la versione altruista dello stesso concetto. Io voglio il tuo bene. Ma anche qui manca qualcosa.

Voglio il tuo bene perché ti amo. Continua a lasciarmi insoddisfatta.

Non gli ho risposto. Ho solo sorriso e lui ha aggiunto “mi fido di te”. 

Il cielo fuori inizia a diventare rosa e, per fortuna, accanto a me il posto è vuoto perché mi commuovo spesso guardando il cielo. La bellezza delle cose mi fa un po’ paura, il cielo mi fa paura come il mare, eppure più mi sento immersa in una delle due cose e più mi sento bene.
Che cosa è l’amore? L’amore è il cielo, è il mare.

Stiamo atterrando e il cielo racchiuso nella cornice di un finestrino è SUPERBELLO, anche se ho le vertigini non chiudo gli occhi.
Aspetto che tutti scendano, evito la calca che proprio non sopporto, tanto siamo arrivati in anticipo a Palermo.
“Siamo lieti di annunciare che siamo atterrati a Palermo con 10 minuti di anticipo”

Che cosa è l’amore?

Sul diario di Viola a 15 anni a questa domanda segue un nome.
Per me, l’amore era una persona.
Forse non saprò mai rispondere a questa domanda perché il suo significato non è universale. Voglio cambiarla.

Che cosa è l’amore per me? Atterrando ho capito che ancora una volta aveva ragione la Viola di 10 anni fa, aveva solo scelto un nome diverso.

È il mio turno. Ciao Blu, vado a dirglielo.