Il futuro della comunicazione?

Hei Viola, com’è andata la tua estate?
Hai ragione, non è ancora finita, ma ormai si parla sempre più spesso di come faranno le scuole a gestire l’epidemia, di una possibile seconda ondata durante l’autunno, degli enormi danni inferti dal covid alla nostra economia.
Direi perciò, che il tempo delle vacanze è già bello lontano, qui c’è tanto da fare.
Va bene, te lo concedo: un’ultima serata in discoteca e poi si torna a fare sul serio.
Mi sono perso qualcosa?

Quale periodo migliore di questo per parlare di lavoro e di prospettive?
Prendi un campo a noi familiare: la comunicazione. Pensa a quanto sarà più complicato d’ora in poi collaborare con realtà meno pronte ad investire, più impaurite dal futuro e meno motivate ad evolvere.
Già perché la pandemia ci rende tutti più fragili, sotto ogni punto di vista.
È difficile intravedere la fine di questo periodo: l’ennesima difficoltà che il nostro già fragile mercato del lavoro dovrà affrontare.


A rischio di sembrarti saccente però, io avrei una soluzione da proporre per sistemare le cose.
Il Nexter.

Anche se dal nome potrebbe sembrarti un supereroe, il Nexter non potrà risolvere proprio tutto il casino nel quale ci troviamo, ma si limiterà ad occuparsi a tuttotondo di comunicazione.
Mica poco!
Parliamo di un master che prenderà il via nel 2021, ideato dall’istituto Marangoni e McCann Worldgroup Italia, per formare una figura completa che conosca tutti gli aspetti legati alla Digital Art Direction.
Ripeto: mica poco!
Sappiamo quanto sia sfaccettato e ricco di competenze il campo della comunicazione, forse per questo il termine Nexter ci appare un filo sensazionalistico.
Certo, si tratta di un master, dunque di un corso da integrare alla propria formazione, e va benissimo.
Ma se da un lato è vero che l’iper-specializzazione può essere un limite per l’espressività - pensa ad alcuni dei grandi maestri del passato che sono stati allo stesso tempo architetti, pittori, filosofi e molto altro, e che ci hanno mostrato l’importanza di percepire il mondo circostante con più strumenti possibile - dall’altro una figura così generica (almeno nelle descrizioni finora fornite), rischia di essere competente in tutto, ma superficialmente.

Un Nexter ad esempio potrebbe essere perfetto per una realtà che abbia scarso interesse per investimenti mirati, o che abbia a disposizione pochi fondi per farlo.
Al contrario una realtà più solida e consapevole - e con capitali maggiori - non avrà interesse ad avvalersi di una figura generica, ma cercherà competenze specifiche, di fatto ingaggiando un maggior numero di professionisti.

Non fraintendermi, sono certo che queste figure saranno preparate a dovere, ma ho qualche dubbio sulla loro funzione.

In tantissimi restano affascinanti dal mondo della comunicazione, dal suo essere a metà strada tra arte e lavoro, dall’idea di poter lavorare con la propria creatività.
Certo, c’è anche questo, ma è solo l’inizio, soltanto la parte romantica.
La comunicazione è un ambito molto più specifico di così, e le professionalità coinvolte sono innumerevoli, e forse è riduttivo pensare che una singola figura possa sostituirle tutte.

Come dicevo prima, moltissime realtà usciranno impaurite ed indebolite da questo periodo, e saranno proprio loro a doversi ricostruire.
La comunicazione avrà un ruolo fondamentale in questo processo, perché sosterrà le imprese durante la loro rinascita, mostrando a tutti il loro potenziale.
Per fare in modo che ciò accada occorre che ad occuparsi di comunicazione ci siano persone determinate e consapevoli, pronte a mettere a disposizione le proprie armi migliori, la propria specializzazione.

Quale sarà il ruolo dei nexter in questo difficile percorso di rinascita?
Beh Viola, ti dico soltanto che prima di scoprirlo riapriranno le discoteche - e forse anche le scuole - perciò mettiti comoda!

Ciao Viola, ci sentiamo ad ottobre!