Ciao Blu,
non ci sentiamo da tanto, meglio non fare il conto dei giorni, ti ho abbandonato, ma ho sentito la tua mancanza.
Come stai?
Io? Sto bene, la situazione apocalittica è cambiata pur rimanendo sempre la stessa.

“Il Covid ci ha migliorati, daremo importanza alle cose che contano davvero”.
Eppure qualche giorno fa, in Italia, è stato ucciso Willy.

Quando ho letto la notizia sono rimasta nauseata e ho chiuso il libro che stavo leggendo: Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini.



Parliamo, scriviamo, ascoltiamo gli altri e leggiamo ciò che scrivono. Entriamo in contatto con la lingua quotidianamente e senza sosta, trasportati in un fiume in continuo movimento che porta con sé tutto ciò che incontra, lasciandosi modificare e modificando.
Il linguaggio, conseguenza ed espressione soggettiva della lingua, deve dunque essere visto e analizzato in rapporto a queste continue interazioni quotidiane.

Pier Paolo Pasolini critica aspramente la direzione presa dalla lingua Italiana degli anni ’40 in quella che verrà definita la Questione sulla lingua.

Ora ti starai chiedendo, che cosa c’entra con l’Italia del 2020 e con Willy?

«Il fascismo […] non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre» 
Pier Paolo Pasolini - Scritti Corsari, Acculturazione e acculturazione (1975)

 Sono nata 20 anni e 4 mesi dopo la morte di Pier Paolo Pasolini, non ho vissuto la sua Italia, non ho vissuto il suo fascismo, non ho vissuto il mondo prima che diventasse tecnologico, non ho mai conosciuto i suoi ragazzi di vita e non potrò mai farlo. Ho 25 anni e sono una nativa digitale, una Millennial.

 «Viviamo in una società paradossale. Da una parte siamo stati colpiti da una sorta di epidemia di narcisismo globale, ossessionati come siamo da noi stessi, dal nostro aspetto, e dal voler apparire a tutti i costi. Dall’altra, siamo sempre più insicuri, fragili ed incapaci di accettare noi stessi. Ma forse questa tendenza non è poi così paradossale. Forse siamo così fragili ed insicuri proprio perché siamo troppo concentrati su noi stessi, ma soprattutto perché ricerchiamo continue conferme all’ esterno, spaventati di guardare dentro di noi e trovare un vuoto siderale», scriveva Pasolini nel 1975.

Oggi siamo circondati dal vuoto e la presa di coscienza di questo vuoto mi opprime, mi schiaccia perché il vuoto ha un peso, ha una realtà, non è il nulla.
Il Terzo Millennio è pervaso da un’assenza di significato che deve essere riempito da qualcosa: da simulacri, per lo più. Apparenze, finzioni, illusioni che ci confortano dalla solitudine in cui siamo immersi. 

 Oggi, Blu, non siamo servi di un nuovo Potere, siamo parte di esso passando dal totalitarismo massmediatico della Tv alla democrazia massmediatica dei social. Noi cittadini della rete, possiamo dirigere i nostri interessi e le nostre ideologie nella direzione che vogliamo, senza procedere come mandrie verso figure da imitare. Ma ripeto: possiamo, perché la strada meno faticosa è comprare qualcosa di già fatto, c’è bisogno di lavoro per produrre qualcosa da zero e il lavoro stanca e non piace a tutti. L’omologazione è la strada più facile e più trafficata.

Ecco, la querelle pasoliniana si scaglia contro un’omologazione linguistica dettata dal Potere, unica forma di informazione.
Oggi? Quello che vedo è un’omologazione di interessi e di comportamenti, oltre che di linguaggio.

Qualche giorno fa è stato ammazzato di botte un giovane di 21 anni. Ammazzato di botte. Non dovrei neanche chiedermi se questo ragazzino sia stato italiano o meno, eppure dalla famiglia di uno dei 4 ragazzi capaci di essersi appropriati indebitamente del diritto di cessare la sua vita è stato detto “Hanno solo ucciso un immigrato”.

Willy era solo un immigrato. Non un ragazzo di 21 anni.

La democrazia massmediatica di cui ti parlavo, Blu, ha dato a chiunque il diritto di sentirsi giudice supremo del circostante e qualche giorno fa quattro ragazzi si sono sentiti in diritto di essere il boia di Willy.  

Vedo la violenza dappertutto, nei gesti e nella lingua.
L’odio è un elemento costante nella nostra vita ed è espresso da chiunque, dai politici, dai cantanti, dai nostri follower sui social, dai nostri amici e da noi stessi nelle nostre chat Whatsapp.

L’odio per l’altro, chiunque esso sia.

I ragazzi delle borgate, i giovani del sottoproletariato degli anni Sessanta si sono borghesizzati, si sono omologati e mischiati alla classe dominante imitandone il linguaggio verbale e corporeo. Stiamo annientando il pensiero individuale, singolo.

La civiltà dei consumi di Pasolini, oggi, è ben viva, e così la cultura dell'edonismo, che è di carattere tecnologico e strettamente pragmatico e da cui deriva una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali di chi ne fruisce.

Nel momento in cui nel 2020 c’è chi pesta un essere umano per venti minuti fino ad ammazzarlo, chi è capace di pensare e dire - Per me sei italiano se sei bianco / Era solo un immigrato – o ci sono giornali che ancora ci tengono a puntualizzare la nazionalità, il genere e il ceto d’appartenenza quando c’è poco da specificare se non la gravità del fatto accaduto, credo che viviamo ancora in fondo al pozzo.

«In una società dove tutto è proibito, si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa.»

E in una società dove tutto è lecito, secondo te Blu, cosa si può fare?