Anna: “Hai provato a sperimentare le varie inquadrature per le riprese del video che devi girare?”

Gio: “Sì Anna, long shot e close shot. Oggi spero di riuscire a provare una ripresa a campo lunghissimo…”

Anna: “Bene, per qualsiasi problema ricordati che qua puoi trovare le istruzioni per ripassare! Oggi andiamo avanti parlando di un altro tipo di inquadratura, quella delle figure!"

Gio: “Ok, ci sono! Se non ricordo male la categoria dei campi riguarda le inquadrature della scena, mentre se l’inquadratura privilegia le figure si parla di categoria dei piani...”


Anna: “Esatto! Oggi andremo ad analizzare la scala dei piani, il cui parametro è costituito proprio dalle figure. L’inquadratura dev’essere pensata per mettere in rilievo il soggetto principale; quindi dopo aver definito il punto e l’angolazione di ripresa, è necessario che il tuo occhio riesca a percepire immediatamente quello che vuoi far vedere”.

Gio: “Nel senso che devo porre il soggetto al centro dell’inquadratura?”

Anna: “Non per forza. Di questo ne parliamo tra poco. Ciò che intendo è che devi aver ben chiaro quello che vuoi raccontare: devi cercare di semplificare la scena per impedire che l’attenzione di chi guarda sia altrove e non sul soggetto. Ti faccio un esempio: nella figura intera (FI), l’attenzione è rivolta interamente al soggetto e alle sue azioni, nonostante sia visibile anche l’ambiente circostante. Se invece il soggetto è ripreso dalla vita in su, l’inquadratura prende il nome di piano medio (PM) o mezza figura (MF)”.

Gio: “Ok, è chiaro. Però esiste anche un’altra tipologia a mezzo busto, o sbaglio?”

Anna: “Non sbagli! Si chiama piano americano (P.A.) ed è una tecnica nata nel cinema western, in cui veniva inquadrato il soggetto dalla coscia in su per mettere in risalto le fondine per le pistole dei cowboy. In un film di inizio ‘900, A cure for Pokeritis, il protagonista John Bunny, prima stella comica americana del cinema muto, viene spesso ripreso con questa tecnica per mettere in risalto il cappotto lungo fino a metà coscia. La scelta di questo tipo di inquadratura ha solitamente la scopo di suggerire allo spettatore dei dettagli che lo dovrebbero condurre verso la comprensione di ciò che sta per succedere”.

Gio: “Come i cowboy quando stanno per estrarre la pistola insomma…”

Anna: “Proprio così: è un aiuto strettamente funzionale alla storia che racconti. L’evoluzione del piano americano si identifica nell’introduzione dei piani ravvicinati, forse uno dei tasselli più importanti della narrazione cinematografica. Questi vengono suddivisi in: primo piano, primissimo piano, particolare o dettaglio”.

Gio: “Scusa, ma a me sembrano tutti uguali!”

Anna: “Ci sono delle distinzioni in realtà. Il particolare o dettaglio (DETT.) pone tutta l’attenzione su una specifica parte del corpo del soggetto, se presente, oppure su un oggetto rilevante per la narrazione; se l’inquadratura comprende quasi tutto il capo, dal mento agli occhi, si definisce primissimo piano (P.P.P.). Diversamente, il primo piano (P.P.) o close up riprende il soggetto dalle spalle in su: il leggendario Stanley Kubrick ne fa un uso esasperato nei suoi film, proprio per permettere allo spettatore di assistere a delle inquadrature prolungate che favoriscono il processo di immedesimazione e coinvolgimento emotivo”.

Gio: “Infatti sono rimaste storiche alcune scene di film come Shining, Arancia Meccanica o 2001 Odissea nello spazio. Il motto di Kubrick, non a caso, era Cinema is close up!”

Anna: “Decisamente una tecnica vincente per aumentare la tensione della scena con energia e determinazione, anche se è l’esperienza del regista a dare significato ad ogni inquadratura”.

Gio: “... e l’esperienza viene da anni di studio e applicazione continua, come in tutte le cose, lo so. Però esiste la regola dei terzi, vero?”

Anna: “Sì, la regola dei terzi può essere una buona base di partenza per comporre le tue inquadrature. Si tratta sostanzialmente di suddividere in nove sezioni uguali l’immagine, sovrapponendo un reticolo di tre linee orizzontali e tre linee verticali. È una tecnica che è stata utilizzata per vari secoli dai pittori e che ancora oggi ha una rilevanza per fotografi, videomaker e registi. Ovviamente la suddivisione non devi effettuarla alla lettera: la cosa importante è che l’immagine risulti armoniosa e interessante, spostando il soggetto su uno o più punti di incrocio delle linee del reticolo”.

Gio: “Quindi, posizionando il soggetto lungo una delle due linee verticali, riuscirò a dare più armonia e dinamismo all’inquadratura?”

Anna: “Sì, perché posizionandolo al centro rischieresti di rendere la tua immagine poco interessante; lo stesso discorso vale per la linea dell’orizzonte: non devi dividere la scena in due parti uguali, ma devi riuscire a dare più importanza al cielo o alla terra”.