Anna: “Oggi parliamo di alcune tecniche fondamentali da tenere a mente durante le riprese video, che non dipendono solo ed esclusivamente dall’attrezzatura utilizzata”.

Gio: “Insomma stai per svelarmi dei segreti per rendere una scena ben illuminata, senza focalizzarsi sul set di luci utilizzato… sei come sempre il mio pozzo di saggezza!”

Anna: “Bando alle chiacchiere: cosa sai tu riguardo le tecniche per illuminare una scena? Diciamo… sì, come se dovessi riprenderti davanti ad una telecamera: come posizioneresti le luci e soprattutto quali?”


Gio: “Quello che so è che dovunque posso trovare una fonte di luce, che sia naturale o artificiale. La luce naturale è già un buon punto di partenza per capire quali luci aggiungere in seguito, giusto?”

Anna: “Esatto! Se non hai a disposizione delle luci, utilizza quella naturale. Quella proveniente da finestre o lucernari andrà benissimo. Se ti risulta difficile capire come illuminare la tua scena, il modo più semplice e naturale è utilizzare la tecnica del puntamento a tre luci (three-point lighting). È molto utilizzato durante le interviste: il soggetto viene illuminato da tre punti diversi in modo da controllare le ombre e bilanciare il contrasto. I tre punti vengono detti: key light, fill light e back light. La prima è la fonte di luce principale: brilla direttamente sul soggetto, solitamente dalla parte anteriore destra o sinistra, ed è quella che stabilisce l’aspetto generale della ripresa. La fill light viene invece posta sul lato opposto della key light per riempire il resto del viso del soggetto con una luce più morbida. La terza fonte di illuminazione è quella che consente di creare un bordo intorno al soggetto, che lo separa dalla sfondo”.

Gio: “Ok, chiaro! Poi vediamo cosa so… uhm... che la luce rimbalza! Quindi, a seconda della superficie su cui viene riflessa la luce artificiale, avrà un rimbalzo più o meno forte”.

Anna: “Ricordati però di non mischiare mai diverse temperature di colore! La temperatura viene misurata in gradi Kelvin: più basso sarà il grado, più ci sarà una tonalità calda (arancione o gialla); viceversa più alto sarà il grado e più avremo delle tonalità tendenti al bianco e al blu. Se invece devi girare una scena all’esterno e sfrutti quindi la luce del sole, valuta l’idea di usare dei filtri ND: il sensore catturerà meno luce e sarai in grado di girare a diaframmi più aperti per un effetto più cinematografico”.

Gio: “Ok diaframma più aperto, minor profondità di campo e quindi lo sfondo sarà più sfocato. Penso di avere capito! E come posso utilizzare l’illuminazione per dare più profondità all’immagine?”

Anna: “Puoi utilizzare la luce diegetica. Quando parliamo di luce diegetica ci riferiamo a tutte quelle fonti di illuminazione che fanno parte della scena, come per esempio la luce di un’abat-jour che, se posizionata alle spalle del tuo soggetto, può rendere l’inquadratura più interessante. Se invece parliamo di luce extradiegetica, si intendono tutte le fonti di illuminazione prodotte da proiettori, faretti o superfici riflettenti, che non vengono mai inquadrate dalla macchina da presa, perché sono visibili solo sul set”.

Gio: “Quindi in quest’ultimo caso, se utilizzo una fonte di luce artificiale, come posso rendere l’illuminazione più indiretta o morbida? Per esempio durante un’intervista…”

Anna: “Il softbox è indubbiamente l’oggetto più diffuso per modulare la luce e renderla più omogenea, aiutando a diffondere la sorgente luminosa”.

Gio: “Quindi la tecnica del puntamento a tre luci non è sempre d’obbligo?”

Anna: “Certo che no! Ricordati sempre che ci sono vari modi per utilizzare la luce perché ogni situazione è diversa e può variare a seconda dei tuoi gusti e influenze: per ammorbidire la luce, e di conseguenza anche i difetti su un volto, puoi servirti del softbox che è in grado di controllare la forma e la direzione della luce, producendo un effetto naturale”.

Gio: “Grazie Anna! Mi metto subito al lavoro, a presto!”