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Un algoritmo che riconosce il sarcasmo

Come l’analisi del sentiment sta cambiando il digital.

Ad oggi uno dei maggiori limiti delle IA è quello di non poter elaborare dettagliatamente ciò che si cela dietro le parole.

Pensiamo ad esempio agli algoritmi che gestiscono la comunicazione nei social network: sanno riconoscere termini o espressioni offensive, hanno una lista di parole vietate, ma non sanno individuare la tensione emotiva dei pensieri umani, quindi non possono riconoscere le sfumature del linguaggio, il non detto. 

Oggi vi raccontiamo un progetto nato proprio per sondare le potenzialità delle IA in questa direzione. La domanda alla quale il progetto vuole rispondere non è affatto banale: può un algoritmo riconoscere il sarcasmo?

Un team di ricercatori della University of Central Florida, capitanati dall’assistente professore in ingegneria industriale Ivan Garibay, sta lavorando ad un algoritmo in grado di riconoscere il sarcasmo all’interno dei social network.

Con la presenza online di oltre la metà della popolazione mondiale, i social network svolgono un ruolo centrale nella vita degli individui e delle imprese. 

Grazie ad essi le aziende possono pubblicizzare i propri prodotti, consolidare l’identità del proprio brand, e raggiungere clienti potenzialmente in ogni angolo del mondo.

Sfruttare al meglio le piattaforme significa analizzare nel dettaglio il feedback dei clienti, intercettando anche le sfumature emotive nel loro linguaggio.

Riuscire a cogliere gli aspetti emotivi della comunicazione digitale, infatti, significa entrare in una nuova era: la profilazione non sarà più limitata all’analisi delle abitudini degli utenti online e delle parole che digiteranno, ma potrà avvantaggiarsi di un universo di significati sottintesi e impliciti.

L’analisi del sentiment è il processo di identificazione dell’emozione – positiva, negativa o neutra – associata ai testi nei social network.

Il sarcasmo è il principale ostacolo nello svolgimento di questo genere di analisi, perché gli algoritmi non tengono conto di una moltitudine di aspetti del linguaggio, che vanno oltre le parole.

Il sarcasmo è una figura retorica che viene ampiamente utilizzata nel linguaggio sui social.

Si tratta di una forma di ironia amara e pungente, atta ad umiliare e schernire il nostro interlocutore o chi per esso.

L’ambiguità intrinseca nelle espressioni sarcastiche rende molto difficile l’individuazione di questa forma di ironia. 

Garibay e il suo team stanno lavorando per dare vita a un algoritmo che sia in grado di smascherare questa ambiguità, concentrandosi sulla rilevazione del sarcasmo nelle conversazioni testuali da varie piattaforme. Il team ha insegnato al proprio algoritmo come individuare gli schemi che frequentemente esprimono sarcasmo, combinandoli con la scelta delle parole chiave che più spesso lo nascondono. 

I risultati del team sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Entropy, cliccate QUI per dare un occhio.

“La presenza del sarcasmo nel testo è il principale ostacolo nell’esecuzione dell’analisi del sentiment” ha affermato il professore assistente di ingegneria Ivan Garibay.

“Nella conversazione faccia a faccia, il sarcasmo può essere colto senza sforzo attraverso l’osservazione delle espressioni facciali, dei gesti e del tono di chi parla”, ha affermato Ramya Akula, informatica impegnata nel progetto, “Rilevare il sarcasmo nella comunicazione testuale invece non è altrettanto immediato, in quanto nessuno di questi indizi è immediatamente disponibile”.

Lasciamo a voi l’arduo compito di stabilire quali debbano essere i confini delle IA.

Non abbiamo espresso volutamente una nostra opinione in merito, per non influenzare la lettura, e per mettere in risalto gli aspetti brillanti della ricerca di Garibay e del suo team.

Il sarcasmo, l’ironia, il linguaggio non verbale ed emotivo, sono strumenti ancora totalmente umani. Con ogni probabilità il processo di evoluzione tecnologica che abbiamo intrapreso ci porterà a condividerli sempre di più con la tecnologia.

In questo modo accorceremo le distanze tra l’uomo e la macchina, e raggiungeremo una comunicazione più naturale ed empatica anche con i sistemi informatici.

La profilazione degli utenti diventerà incredibilmente dettagliata e profonda – ancor più di quanto non lo sia già – e la comunicazione digitale delle imprese raggiungerà un nuovo grado di prossimità con i propri clienti.

Cosa ne pensate?

Ritenete che sia giusto limitare lo sviluppo delle IA, oppure no?

Il fatto che possano intercettare le sfumature del linguaggio vi angoscia, oppure vi affascina? 

Siamo sicuri che rispondere a queste domande richieda bel po’ di tempo, perciò rilassatevi e fate un giro nella sezione Portfolio del nostro sito, per conoscerci meglio e, nel frattempo, cercare una risposta! 

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